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MONTESANO Gian Marco

   

   

   

   

   

   

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Gian Marco Montesano 'Discobolo'

 

 

   

   

Gian Marco Montesano nato a Torino nel 1949, vive e lavora fra Parigi, Trento e Bologna. E' artista, scrittore e regista di teatro. Dagli anni '70 presente sulla scena artistica, e' stato invitato alla Biennale di Venezia nel '93. Ha tenuto mostre in importanti spazi pubblici e privati internazionali. Gli e' stata dedicata una vasta personale in sede pubblica nel 2003 a Torino, a cura di Luca Beatrice e Guido Curto, promossa dalla Regione Piemonte. Hanno scritto di lui intellettuali e critici, da Jean Baudrillard a Toni Negri a Achille Bonito Oliva.    

 

 

 

 

Monteano_Gian_Marco_Reverie_Galleria Ariete arte contemporanea galleriaariete.it

 

 

 

 

"Signal"

 

 

'Risaliva Boulevard Montparnasse verso la Coupole, poco vestito come sempre, solo la giacca per fronteggiare la pioggia fredda e sottile del primo inverno. Venendo dal Select io dovevo solo attraversare il Boulevaed. Nelle prime ore del pomeriggio i tavoli della terrazza riscaldata della Coupole - sul lato sinistro - sono occupati da signore mature, una per tavolo, tutte ben tenute, ben curate, quasi tutte ricche, alcune molto ricche. Ci incrociammo sulla porta della Coupole. Evidentemente anche lui veniva a guadagnarsi cento franchi. Così, dopo alcuni anni, ritrovai Louis. Louis Quilici. Ero molto giovane, lui un po' meno. Ma sempre beau mec, un bel tipo, alto, magro, la faccia malandrina, il sorriso ingenuo, disarmante. E l'eterno fazzoletto rosso attorcigliato sottile attorno al collo come gli "apaches", i mauvais garà§ons di mezzo secolo prima. Ripensandoci ricordo di aver notato che Louis era un po' troppo magro, il volto troppo scavato. Louis Quilici - ex marinaio, ex legionario - quando lo ritrovai era artista, pittore per la precisione. Non un dilettante, non un naif, Louis artista, lo era veramente a tutti gli effetti. Lavorava con Mathias Felds, una delle gallerie più importanti in quegli anni. Per quanto fosse trattato male e tenuto in disparte - il carattere difficile di Louis forse contribuiva a metterlo fuori gioco - pur vivendo poveramente Quilici, riferito a quella galleria, aveva almeno trovato una collocazione precisa tra gli artisti, disponeva insomma di un'identità  sociale ben definita: artiste peintre. Quilici dipingeva, con la pazienza ostinata di un monaco, sulle pagine illustrate di giornali o settimanali trovati per caso. Rifaceva, ricostruiva la pagina la quale, strato su strato di colore, alla fine diventava spessa come un cartone. Quello spessore di lavoro e di passione trasfigurava miracolosamente l'immagine stampata, gli elementi inutili sparivano, sostituiti da prolungamenti, da estensioni del veramente necessario. La banalità  illustrata rivelava sorrisi inattesi, malinconie durissime. La "realtà " figurata sulla pagina di giornale, inizialmente sorda, tutt'al più documentale, sedotta dallo sguardo carico di vita di Quilici, liberava a sua volta tutto il proprio potere di seduzione. Dove e come avesse imparato quell'ossessivo saper fare anche tecnico, lui che nella felice stagione trascorsa all'inferno, la sera, nel cielo sabbioso di una frontiera lontana, suonava una piccola armonica a bocca, dove avesse allenato quelle mani capaci di frugare nelle inezie divulgate, riprodotte a stampa e di scovarne il cuore, questo non so e mai ho cercato di sapere. Tutta la verità  dicibile di Louis Quilici stava lì, sotto gli occhi, disposta con precisione e chiarezza su quelle pagine di giornale diventate consistenti come cartone.

 

 

Montesano_Gian_Marco_Marlene_Dietrich_Galleria Ariete arte contemporanea galleriaariete.it

 

 

Qualche tempo dopo l'incontro alla Coupole andammo alle "Puces" della Porte de Montreuil dove Quilici si riforniva di settimanali e giornali illustrati acquistati a peso. Andai con lui proprio per il peso, per aiutarlo. E per curiosità . Gettato l'occhio esperto su due pacchi legati con lo spago, intenzionato ad acquistarne uno solo, Louis dovette cedere alla volontà  dell'ambulante che vendeva solo in blocco i due pacchi, il prezzo era alla nostra portata, vale a dire leggerissimo, ma il peso di tutta quella carta era tragico. Con quei dieci kili di probabile ispirazione a testa dovevamo infatti raggiungere il Metrò, salire e scendere le scale di tre cambi di direzione, percorrere i corridoi e camminare per quasi un kilometro prima di arrivare a destinazione, a questo punto non ci restava che salire la scala di servizio fino al sesto ed ultimo piano per raggiungere la chambre de bonne dove viveva Quilici. Il percorso di guerra comprendeva anche una drammatica deviazione verso Rue de la Gaitè per comperare la segatura del Colonnello. Colonnello era il gatto che Louis aveva raccolto piccolissimo e subito battezzato con quel grado di ufficiale superiore prima di accorgersi che il microscopico trovatello era femmina, una gatta. Con l'aggiunta dei cinque kili di segatura per il gatto, da portare a turno lungo il percorso, arrivammo a destinazione. I due pacchi di piombo erano finalmente lì, sul tavolo. Uno consisteva nella collezione completa del settimanale tedesco "Signal" del 1940, l'altro nella collezione dello stesso anno dell'italiano "Tempo". Quilici, da autentico poeta, non esitò un istante e si mise subito a sfogliare "Signal", trascurando del tutto il settimanale italiano. Comunque, con quel solo pacco di carta germanica Louis avrebbe avuto di che lavorare per almeno un anno. Non so come e perchè mi trovai carico del pacco italiano rifiutato da Quilici e tutto quel " Tempo" del 1940 finì a casa mia, dall'altra parte della Senna in Faubourg St. Honorè, cioè a quaranta e più minuti di Metrò, con un cambio nel mezzo. Quilici ed io eravamo da tempo legati non solo da una cameratesca amicizia ma anche da una specie di parentela stabilita dal Colonnello, dal gatto il quale, essendo in realtà  una gatta, qualche tempo prima aveva messo al mondo un numero imprecisato di disgraziate creature, tanto gracili da meritarsi un pronostico di morte prematura. Le povere creaturine vissero, sane e invadenti contro ogni logica aspettativa e, fatalmente, una di queste mi toccò in sorte, dopo aver ricevuto il suo nome d'ordinanza: Dugomier, un Maresciallo di Napoleone. Appena cresciuto di qualche centimetro anche il Maresciallo si rivelò femmina. Evidentemente non eravamo esperti di sessualità  felina. Per sottrarmi alla corvèe della segatura mi venne l'idea di usare il "Tempo" utilizzando le pagine del giornale, opportunamente stropicciate, per imbottire la vaschetta di plastica che Dugomier usava per le sue necessità  fisiologiche. Al ritmo di una ventina di pagine al giorno inghiottite dal gabinetto del gatto il pacco si riduceva a vista d'occhio. Si sarebbe esaurito di lì a poco quando il Destino fece irruzione nella mia chambre de bonne producendo un accadimento imprevedibile. Il gatto Dugomier, da un giorno all'altro rifiutò categoricamente il bugliolo che gli avevo preparato con la carta. Non ci fu niente da fare, con la diabolica testardaggine di quei felini, Dugomier ci girava attorno, annusava, grattava poi, furiosamente, distruggeva il suo cesso illustrato andando a liberarsi altrove. Sotto il lavandino. Atterrito dagli effetti devastanti delle armi batteriologiche del gatto mi arresi immediatamente sottoponendomi alla doverosa ricerca della segatura. L'incidente sembrava chiuso ma, in un angolo, occhieggiava il 'Tempo' cioè i numeri superstiti del settimanale. Dalla copertina del giornale che stava sopra gli altri il Duce, virile e volitivo, mi guardava. Questa volta il Destino lo aveva risparmiato, almeno in immagine. Oppure fu Dugomier, il gatto, a volerlo salvo. Non ricordo come il Fato continuasse ad agire a mia insaputa indirizzando enigmaticamente la mia vita. Ricordo però una notte trascorsa con Quilici - il quale stava lavorando su 'Signal' e mi mostrava i primi, emozionanti risultati - e ricordo che, ritornato a casa con il primo Metrò, dunque all'alba, dopo essermi occupato del gatto, cominciai a dipingere le pagine del 'Tempo'. Il primo ad essere servito fu il Duce. Erano i giorni gelidi delle feste di fine d'anno. Con Luis avevamo festeggiato molto sobriamente il Natale e trascurato San Silvestro - Luis ricordava giustamente che la Legione celebra solennemente il Natale ma non considerava festivo il Capodanno - queste tracce consentono di situare il periodo durante il quale le pagine di giornale, dipinte ad olio, sono nate. Qualche sera prima, nella chiesa di Notre Dame des champs a Montparnasse avevo ascoltato un concerto, i Leder di Berlioz, 'Les Nuits d'Etè'. E si gelava. Da Louis faceva freddo, da me era peggio. Berlioz e il gelo motivarono il titolo delle carte dipinte: 'Les Nuits d'Etè', un sogno ad occhi aperti, un sogno fisico, le notti d'estate. Il Maresciallo andò in calore come gli accadeva spesso, una volta Dugomier, il gatto che era una gatta, se ne andò e non tornò più. Portato a termine la sua misteriosa missione sparì per sempre. Dopo il gran rifiuto del gatto erano rimaste un centinaio di pagine, ne avevo dipinte più o meno la metà  ed avevo abbandonato l'arte. Mi occupavo di frutta e verdura da consegnare ai grandi ristoranti dei Campi Elisi. Poco dopo il gatto Maresciallo anche Luis se ne andò. Immagino che Luis Quilici, il mio amico, non potendone più di quella vita fredda e ostile, abbia segretamente inoltrato domanda di trasferimento all'Alto Comando dei cieli. Domanda accolta. Credo che Luis volesse tornare al sole di Sidi bel Abbes e sono convinto che oggi sia ancora là  dove, nelle notti d'estate, tra un quarto di sentinella e l'altro, può suonare in pace, al caldo, la sua piccola armonica a bocca. Il trasferimento di Quilici, non so spiegare il perchè, mi rivelò come necessario, come dovere inderogabile, l'obbligo di dipingere tutte le pagine del 'Tempo' rimaste, tutte 'Les Nuits d'Etè'. Abbandonai i legumi e mi occupai dell'arte. Da quei giorni, da queste gelide notti d'estate non ho fatto altro che dipingere le pagine del tempo, del mio tempo. Nel completare il lavoro procedevo in direzione contraria alla precisione, alla densità  poetica di Quilici. Lui ricostruiva, scavava e restituiva senso al documento, all'immagine della realtà , santificandola. Io, privo della paziente perizia amorosa di Quilici, non capendo la ragion d'essere della pittura, capivo solo la forza seduttiva di questa o quell'immagine da evidenziare, ripulire, esaltare. Non cercavo nulla, lavoravo in superficie. Non ho mai fatto altro che questo. Da quei giorni fino ad oggi ho soltanto ripetuto, dilatato, variato i temi evidenti delle 'Nuits d'Etè'. Opere, operine, operette figlie di un gatto che non volle più pisciarci sopra.

Quante volte, da allora, ho raccolto le mie cose in pochi scatoloni e due valige non ricordo più. Tante volte, forse troppe. Ma di buco in buco, di casa in casa, da un'avventura all'altra, senza averne l'esatta percezione, probabilmente senza volerlo, ero diventato artista in servizio permanente effettivo. Artista, scrittore, filosofo, drammaturgo e regista, «'¦ che fu tutto e non fu niente '¦ » come Cyrano dice di sè prima che si chiuda il sipario. Quelle pagine le ho dipinte tutte e le ho perdute, dimenticate. Scomparse sul fondo di una scatola di cartone che aveva contenuto un elettrodomestico Mulinex, occultate sotto i resti di tante precarie abitazioni, 'Les Nuits d'Etè', mi seguivano, non mi hanno mai abbandonato, viaggiavano con me. Ma io non lo potevo sapere. In un recente trasferimento, ancora un altro, apertosi il fondo della scatola ormai divorato dall'umidità  e dalla vecchiaia, le notti d'estate, mal ridotte sparse sul pavimento, sono ritornate. E con loro Louis Quilici, il gatto Dugomier, il freddo e tante, troppe altre cose delle quali non è necessario parlare. Il resto è noto, restaurate, rafforzate dalla trasposizione su tela, 'Les Nuits d'Etè' costituiscono l'insieme originario, la matrice evidente di tutto il mio lavoro. Quilici avrebbe voluto chiamare il suo ciclo di dipinti 'Signal', era attratto dal significato simbolico di quel titolo: Segnale. Un segnale, il segnale della sua vita. Non so se da quel lungo lavoro che non s'è compiuto ne sarebbe derivata una 'mostra', il Destino vuole che la 'mostra' abbia luogo per me. E voglio chiamarla 'Signal' per segnalare Quilici - al quale tutti questi lavori sono dedicati sul retro delle tele - per segnalare la sua vita e la mia. E per ricordare l'ineffabile Maresciallo, il co-autore, il gatto Dugomier. Che era una gatta.'

 

                                                                                      Gian Marco Montesano

                                                                                      Trento - Dicembre 2001

 

 

Montesano_Gian_Marco_Signal Galleria Ariete arte contemporanea galleriaariete.it

 

 

 

 

 

GIAN MARCO MONTESANO

 

dipinti disegni ceramiche

 

 Montesano_Gian_Marco_Galleria Ariete arte contemporanea galleriaariete.it

Gian Marco Montesano

 

 

 

Galleria L'ARIETE artecontemporanea
via Marsili 7, Bologna

19 marzo / 28 aprile 2005

 

 

 

 Una selezione di venti opere recenti di Gian Marco Montesano, uno dei protagonisti dell'arte contemporanea italiana dagli anni settanta ad oggi.

 

La mostra presenta tele, disegni e sculture in ceramica di tematiche diverse.

 

Una sala della galleria è dedicata ad uno temi favoriti dell'artista, la montagna, i silenziosi paesaggi invernali nella neve, la vita e gli sport invernali raccontati in frammenti di epoche diverse del novecento, da 'Amitiè hivernale' a 'Alpen paradiese'.

 

In una sala successiva alcune immagini femminili, ispirate al cinema dei 'telefoni bianchi', come 'Souvenir d'Amour' o   tratte da scene di vita attuale, le 'Femmes du Nord'.

 

Un capitolo è dedicato a uomini e bambini protagonisti di una storia italiana trascorsa ma non troppo lontana.   Da 'Armèe rouge' a 'I guardiani dell'arte' a 'Sonntag in Berlin', giovani militari al servizio di eserciti spesso contrapposti, fanciulli maturati troppo in fretta dalle vicende belliche, uomini in divisa e in posa per immagini di cui avvertiamo il fascino e la complessità  di significati.

 

Chiuderà  la mostra l'opera 'Prima della corsa' ideata e realizzata dall'artista in occasione dell'esposizione   'Mito Auto Moto. Dal Futurismo alla video arte'   Bologna, Sala d'Ercole 2004.

 

 

 

 

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Gian Marco Montesano  'Signal'

   
   

PRINCIPALI MOSTRE PERSONALI

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2012

Pro Memoria, Palazzo Panichi, Pietrasanta

Il Mito Contemporaneo, Teatro Politeama Garibaldi, Palermo

Biancaneve e i Sette Nani, Pio Monti, Roma

2010

Guerra e Pace, Casa Masaccio, San Giovanni Valdarno

2009

Grazie dei Fiori, Claudio Poleschi Arte Contemporanea, Lucca

2008

Historikerstreit, Galleria Umberto Di Marino, Napoli

I Montesano di Montesano, MACI Museo Arte Contemporanea, Isernia

2006

Berlino 1936, Chiostro di Sant'Agostino, Pietrasanta

Fratelli di quale reggimento siete ?, Galleria Emilio Mazzoli, Modena

Così fan tutte, Studio Raffaelli, Trento

2005

Annina Nosey Gallery, New York, USA

2004

Auf den Bergen, Museo Rimoldi, Cortina D'Ampezzo

2003

Forte Strino, Vermiglio

Andarera,  Regione Piemonte Galleria San Filippo, Torino

Sembra un secolo, Palazzo Binelli, Carrara

2002

Fondazione Cassa di Risparmio San Giorgio in Poggiale, Bologna

2001

Mostra Occidentale, Galleria Emilio Mazzoli, Modena

1998

Flash Art Museum, , Trevi

Addio mia bella Napoli, Galleria Umberto Di Marino, Napoli

Chiostri di San Domenico, Reggio Nell'Emilia

1996

Galleria Il Milione, Milano

1995

Galleria Alberto Peola, Torino

1994

Se da lontano ..., Galleria Emilio Mazzoli, Modena

1993

Pio Monti, Roma

1992

Annina Nosey Gallery, New York, USA

1991

Annina Nosey Gallery, New York, USA

Galleria Cardi, Milano

Tornvall Galerie, Stoccolma, Svezia

1990

Galerie Lucien Bilinelli, Bruxelles, Belgio

1989

Pio Monti, Roma

1986

Studio d'Arte Raffaelli, Trento

1985

Studio Cristofori, Bologna

1983

Galerie Transform, Parigi, Francia

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PRINCIPALI MOSTRE COLLETTIVE

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2010

Nuove acquisizioni per il Museo della Città, Fondazione Cassa di Risparmio, Bologna

Pittura europea dagli anni Ottanta ad oggi, Fondazione Stelline, Milano

2009

53a BIENNALE di VENEZIA - Padiglione Italia

2007

Arte Italiana 1968 / 2007, Palazzo Reale, Milano

2006

Iconica, Gruppo Credito Valtellinese, Milano

2005

Galleria Nazionale d'Arte moderna, XIVa Quadriennale di Roma, Roma

GAM, Galleria d'Arte Moderna, Bologna

2002

Schöne Aussicht- Der Blick auf die Berge, Kunst Meran, Merano

2001

GAM e C, Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea, Bergamo

Biennale di Tirana, Albania

1999

Figurationen, Ursula Blickle Stiftung, Kraichtal-Unteröwisheim (Germania)

Figurationen, Museion - Museum für moderne und zeit genössische Kunst, Bolzano

Figurationen, Rupertinum Museum der Moderne, Salzburg, Austria

1997

Città Aperta, Città Sant'Angelo, Pescara

Universarte, Università degli Studi, Bologna

Pittura Iconica, Galleria d'Arte Moderna, Bologna

1996

Martiri e Santi, Fabio Sargentini, Roma

1995

Still Life, Barbara Gladstone, New York, USA

Fuori Uso, Pescara

1994

Icastica, Galleria d'Arte Moderna, Bologna

1993

45a BIENNALE di VENEZIA - Aperto '93

1992

Fuori Uso, Pescara

1991

Personal Portraits, Annina Nosei Gallery, New York, USA

1990

Köln Show, Köln, Germania

1983

Pole Position, Gallery K, Tokio, Giappone

Vacances, Pio Monti, Roma